Carolina che zampetta e salta sul divano come fosse a una gara dei sacchi, il piccolo Saverio che rimbrotta contro macchinine, pupazzi e calciatori di Inter e Juventus.

Plaid e palline di Natale sparse sul tappeto del soggiorno. Tanto tra due minuti (e sto esagerando) inizieranno a dirsele di santa ragione: prima di passare alle vie di fatto il passo è breve. Molto spesso a casa è così. Un marasma totale ma ordinato, interrotto ogni mezz’ora, in pratica come Skytg24, dalle urla di mia moglie Fabi che prova a riportare la calma. Normale amministrazione, direbbe lei. Clima da stadio dico io. E non solo perché sto (anche) provando a vedere la partita in tv. Rigorosamente senza volume. Sarebbe troppo!

Provo a immaginare i post del mio blog che ancora deve partire. Ah… però in mente ho davvero un bel blog, qualcosa in grado di lasciar senza fiato. Peccato solo che sia indietro di una vita, che l’ispirazione sia rinchiusa non so dove e che non abbia ancora un’idea precisa riguardo a veste grafica, tipologia, argomenti…

Non male, vero?

E come faccio se intanto siamo a mosse da judo mondiale tra Carolina e Saverio? Presa rotante da tergo, giravolta a far perno sulla schiena e via con due strattoni ben assestati tra osso sacro e bacino. Siamo davanti a due fenomeni, credetemi. E pensate che contemporaneamente studiano il modo di far partire le luci dell’albero di natale senza farmene accorgere. A questo punto non se arrabbiarmi, ridere, mettermi a scrivere o cercare di capire.

E… vorrei soltanto picchiettare sulla tastiera virtuale del mio tablet, ma sono sempre al palo con pensieri e parole. Voglio un racconto, un mio nuovo racconto e voglio iniziare a scrivere adesso. Beh sì proprio adesso. In un momento che appare come una tregua armata, con il pensiero e lo sguardo alle bollette arrivate fresche fresche e alla mia pancetta da quarantenne (che tormento a pizzicottini per una buona ispirazione) e gli occhi innamorati fissi su quei due meravigliosi esemplari di criminali travestiti da bambini. I nostri figli, con Fabiola abbiamo dato davvero il massimo.

Perché i bambini, tutti i bambini, sono un dono e per i nostri bimbi combatte e si fa in quattro, spera e prega, corre e rincorre Casina dei Bimbi.

Che fortuna che ho avuto a incrociare la mia vita con loro. Con Claudia, Sara, Francesca, con il cuore pulsante di decine di volontarie.

E penso che anche se per questa sera non caverò una sola riga buona per il mio nuovo racconto, sarò ugualmente soddisfatto. Perché nulla vale di più di una mano tesa. Perché nulla vale di più di un sorriso regalato a un bambino nel momento in cui il suo mondo si trasforma. Proprio quando di quel sorriso senti il “rumore”, avverti le pieghe dolci del viso, ne respiri i sospiri, ne leggi i colori.

In quel momento, in quell’attimo Casina dei Bimbi è lì.

Ivano Granato